Le missioni archeologiche italiane valorizzano il patrimonio culturale dei Paesi ospitanti e rafforzano lo sviluppo socio economico dei siti in cui operano favorendo, a livello locale, una maggiore consapevolezza storica e, in aree di crisi, accompagnando percorsi politici di pacificazione.
Le missioni archeologiche italiane a Malta
Tradizionalmente l’area con il maggiore numero di missioni italiane è quella del Mediterraneo e del Medio Oriente. In questo contesto si colloca la Missione Archeologica italiana a Malta, avviata nel 1963 su iniziativa del Prof. Sabatino Moscati, allora Direttore dell’Istituto di Studi per il Vicino Oriente dell’Università di Roma.
Le indagini archeologiche hanno interessato alcuni siti di particolare importanza:
- Nei pressi di Tas-Silġ è stato identificato il santuario di Astarte-Hera-Giunone;
- A San Pawl Milqi sono state indagate le strutture di una villa-fattoria sulle quali sorse successivamente una piccola chiesa, tradizionalmente collegata a una delle residenze di Publio, il primate dell’isola che accolse San Paolo dopo il naufragio;
- A Ras il-Wardija, sull’isola di Gozo, è stato inoltre individuato un santuario rupestre di epoca ellenistica.
Le iniziative della Missione Archeologica Italiana si svolgono in stretta collaborazione con le istituzioni maltesi competenti per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, rappresentando un caso esemplare di applicazione, in un contesto internazionale, delle competenze sviluppate in Italia nel campo della ricerca archeologica, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale.
Il costante impegno degli studiosi coinvolti, l’aggiornamento delle metodologie d’indagine e il coinvolgimento di nuove generazioni di ricercatori hanno contribuito in modo determinante ad approfondire la conoscenza della cultura e dell’economia della società maltese tra l’VIII secolo a.C. e l’età medievale, rafforzando al contempo i legami scientifici e culturali tra Italia e Malta.