{"id":1563,"date":"2013-05-13T13:45:20","date_gmt":"2013-05-13T11:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/amblavalletta.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2013\/05\/napolitano\/"},"modified":"2013-05-13T13:45:20","modified_gmt":"2013-05-13T11:45:20","slug":"napolitano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/amblavalletta.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2013\/05\/napolitano\/","title":{"rendered":"MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO AL PARLAMENTO NEL GIORNO DEL GIURAMENTO"},"content":{"rendered":"<p><P>Aula della Camera dei Deputati, 22\/04\/2013<BR><BR>Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,<BR><BR>lasciatemi innanzitutto esprimere &#8211; insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate &#8211; la gratitudine che vi debbo per avermi con cos\u00ec largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E&#8217; un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione cos\u00ec distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.<BR><BR>So che in tutto ci\u00f2 si \u00e8 riflesso qualcosa che mi tocca ancora pi\u00f9 profondamente : e cio\u00e8 la fiducia e l&#8217;affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l&#8217;istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani &#8211; uomini e donne di ogni et\u00e0 e di ogni regione &#8211; a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei pi\u00f9 diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unit\u00e0 nazionale.<BR><BR>Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest&#8217;aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica.<BR><BR>Avevo gi\u00e0 nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l&#8217;autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, \u00e8 &#8220;l&#8217;alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica&#8221;. Avevo egualmente messo l&#8217;accento sull&#8217;esigenza di dare un segno di normalit\u00e0 e continuit\u00e0 istituzionale con una naturale successione nell&#8217;incarico di Capo dello Stato.<BR><BR>A queste ragioni e a quelle pi\u00f9 strettamente personali, legate all&#8217;ovvio dato dell&#8217;et\u00e0, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi &#8211; dopo l&#8217;esito nullo di cinque votazioni in quest&#8217;aula di Montecitorio, in un clima sempre pi\u00f9 teso &#8211; dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalit\u00e0 dei Presidenti delle Regioni. Ed \u00e8 vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali, maggiormente vicine ai cittadini, bench\u00e9 ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, Signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, gi\u00e0 presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con seriet\u00e0 e coerenza.<BR><BR>E&#8217; emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell&#8217;inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell&#8217;elezione del Capo dello Stato. Di qui l&#8217;appello che ho ritenuto di non poter declinare &#8211; per quanto potesse costarmi l&#8217;accoglierlo &#8211; mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese.<BR><BR>La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato &#8211; come si \u00e8 significativamente notato &#8211; &#8220;schiusa una finestra per tempi eccezionali&#8221;. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perch\u00e9 senza precedenti \u00e8 apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto pi\u00f9 grave nella condizione di acuta difficolt\u00e0 e perfino di emergenza che l&#8217;Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre pi\u00f9 stringente.<BR><BR>Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalit\u00e0 istituzionale, di volont\u00e0 di dare risposte ai nostri problemi : passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l&#8217;Italia.<BR><BR>E&#8217; a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto \u00e8 accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilit\u00e0. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti &#8211; che si sono intrecciate con un&#8217;acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale &#8211; non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilit\u00e0 o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.<BR><BR>Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralit\u00e0 nella vita pubblica \u00e8 stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l&#8217;insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilit\u00e0 (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : il vostro applauso, quest&#8217;ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme.<BR><BR>Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all&#8217;attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.<BR><BR>La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell&#8217;abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed \u00e8 un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilit\u00e0, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.<BR><BR>Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tab\u00f9 del bicameralismo paritario.<BR><BR>Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perch\u00e9 su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordit\u00e0 di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilit\u00e0 per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi trover\u00f2 di nuovo dinanzi a sordit\u00e0 come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiter\u00f2 a trarne le conseguenze dinanzi al paese.<BR><BR>Non si pu\u00f2 pi\u00f9, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la societ\u00e0 italiana.<BR><BR>Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell&#8217;agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150\u00b0 della nascita del nostro Stato unitario : l&#8217;impegno a trasmettere piena coscienza di &#8220;quel che l&#8217;Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato&#8221;, e delle &#8220;grandi riserve di risorse umane e morali, d&#8217;intelligenza e di lavoro di cui disponiamo&#8221;. E aggiunsi di aver voluto cos\u00ec suscitare orgoglio e fiducia &#8220;perch\u00e9 le sfide e le prove che abbiamo davanti sono pi\u00f9 che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l&#8217;Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile.&#8221;<BR><BR>Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verit\u00e0 &#8211; fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti &#8211; sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l&#8217;avvio di un nuovo sviluppo economico, pi\u00f9 equo e sostenibile.<BR><BR>E&#8217; un discorso che &#8211; anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio &#8211; posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si pu\u00f2 negare &#8211; se non per gusto di polemica intellettuale &#8211; la seriet\u00e0 e concretezza. Anche perch\u00e9 essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero gi\u00e0 acquisite, vuol dire che \u00e8 tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che \u00e8 tempo di fare delle scelte conclusive. E si pu\u00f2, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti.<BR><BR>Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessit\u00e0 che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perci\u00f2 che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell&#8217;ordine, della magistratura o di quella Corte che \u00e8 suprema garanzia di costituzionalit\u00e0 delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libert\u00e0 e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti.<BR><BR>N\u00e9 si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana &#8211; anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi &#8211; alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunit\u00e0 internazionale.<BR><BR>La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me gi\u00e0 citato, per &#8220;affrontare la recessione e cogliere le opportunit\u00e0&#8221; che ci si presentano, per &#8220;influire sulle prossime opzioni dell&#8217;Unione Europea&#8221;, &#8220;per creare e sostenere il lavoro&#8221;, &#8220;per potenziare l&#8217;istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l&#8217;innovazione e la crescita delle imprese&#8221;.<BR><BR>Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuer\u00f2 a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l&#8217;Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilit\u00e0 finanziaria e stabilit\u00e0 monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidariet\u00e0, e a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.<BR><BR>E sono anche i nodi &#8211; innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualit\u00e0 delle occasioni di lavoro &#8211; attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all&#8217;ordine del giorno in Italia e in Europa. E&#8217; la questione della prospettiva di futuro per un&#8217;intera generazione, \u00e8 la questione di un&#8217;effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternit\u00e0.<BR><BR>Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perch\u00e9 diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attivit\u00e0. E perch\u00e9 diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze &#8211; in primo luogo nel mondo del lavoro e dell&#8217;impresa &#8211; che &#8220;appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all&#8217;innovazione che \u00e8 invece il motore dello sviluppo&#8221;. Occorre un&#8217;apertura nuova, un nuovo slancio nella societ\u00e0 ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento.<BR><BR>Il Parlamento ha di recente deliberato addirittura all&#8217;unanimit\u00e0 il suo contributo su provvedimenti urgenti che al governo Monti ancora in carica toccava adottare, e che esso ha adottato, nel solco di uno sforzo di politica economico-finanziaria ed europea che meriter\u00e0 certamente un giudizio pi\u00f9 equanime, quanto pi\u00f9 si allontaner\u00e0 il clima dello scontro elettorale e si trarr\u00e0 il bilancio del ruolo acquisito nel corso del 2012 in seno all&#8217;Unione europea.<BR><BR>Apprezzo la decisione con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l&#8217;influenza che gli spetta : quella \u00e8 la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non pu\u00f2, d&#8217;altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben pi\u00f9 di un secolo e ovunque i partiti.<BR><BR>La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilit\u00e0 individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all&#8217;aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c&#8217;\u00e8 partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all&#8217;imperativo costituzionale del &#8220;metodo democratico&#8221;.<BR><BR>Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora &#8211; nella fase cruciale che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa attraversano &#8211; il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si \u00e8 temuto di votare all&#8217;unanimit\u00e0. Sentendo voi tutti &#8211; onorevoli deputati e senatori &#8211; di far parte dell&#8217;istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volont\u00e0 popolare. C&#8217;\u00e8 da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entr\u00f2 qui da deputato all&#8217;et\u00e0 di 28 anni e port\u00f2 giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.<BR><BR>Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non \u00e8 possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell&#8217;opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio &#8211; dopo che ci si \u00e8 dovuti dedicare all&#8217;elezione del Capo dello Stato &#8211; si deve senza indugio procedere alla formazione dell&#8217;Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall&#8217;art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorit\u00e0 e la prospettiva temporale che riterr\u00e0 opportune.<BR><BR>E la condizione \u00e8 dunque una sola : fare i conti con la realt\u00e0 delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l&#8217;interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali &#8211; di cui non si pu\u00f2 non prendere atto, piacciano oppur no &#8211; non c&#8217;\u00e8 partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto &#8211; se si preferisce questa espressione &#8211; si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessit\u00e0 di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese pi\u00f9 ampie, e cio\u00e8 anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilit\u00e0 istituzionale.<BR><BR>D&#8217;altronde, oggi nemmeno pi\u00f9 il Regno Unito &#8211; paese di consolidata tradizione democratica &#8211; \u00e8 governato da un solo partito ; di norma operano in Europa governi formati o almeno sostenuti da pi\u00f9 partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.<BR><BR>Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, \u00e8 segno di una regressione, di un diffondersi dell&#8217;idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo \u00e8 pi\u00f9 concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione &#8211; fino allo smarrimento dell&#8217;idea stessa di convivenza civile &#8211; come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilit\u00e0 tra schieramenti politici concorrenti.<BR><BR>Lo dicevo gi\u00e0 sette anni fa in quest&#8217;aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino &#8220;il tempo della maturit\u00e0 per la democrazia dell&#8217;alternanza&#8221; : che significa anche il tempo della maturit\u00e0 per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessit\u00e0. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell&#8217;ingovernabilit\u00e0, almeno nella legislatura appena iniziata.<BR><BR>Ma non \u00e8 per prendere atto di questo che ho accolto l&#8217;invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L&#8217;ho accolto anche perch\u00e9 l&#8217;Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E far\u00f2 a tal fine ci\u00f2 che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt&#8217;al pi\u00f9, per usare un&#8217;espressione di scuola, &#8220;da fattore di coagulazione&#8221;. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilit\u00e0 : era questa la posta implicita dell&#8217;appello rivoltomi due giorni or sono.<BR><BR>Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione &#8220;salvifica&#8221; delle mie funzioni ; eserciter\u00f2 piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialit\u00e0, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo far\u00f2 fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerir\u00e0 e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita gi\u00e0 molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umilt\u00e0. Non vi mancher\u00e0 il mio incitamento e il mio augurio.<BR><BR>Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l&#8217;Italia!<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Aula della Camera dei Deputati, 22\/04\/2013Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,lasciatemi innanzitutto esprimere &#8211; insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate &#8211; la gratitudine che vi debbo per avermi con cos\u00ec largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. 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